I tre fratelli di Costa Lunga.

I tre fratelli di Costa Lunga «Dove c’è carità e amore, lì c’è il Signore».

I tre fratelli di Costa Lunga

Narra la leggenda che nel buio Medioevo i tre fratelli di Costa Lunga della Val Barbisona, accogliendo l’appello papale, si arruolarono sotto le insegne di Landò Da Mezzane, nelle milizie della Val Gobbia, per partecipare alla santa crociata per la liberazione del Sepolcro di Cristo in Gerusalemme.

Servirono lealmente e si batterono con coraggio, meritandosi la
stima e l’apprezzamento del capitano d’arme.

Il quale, al fortunato rientro in terra bresciana, fece seguire ai tre l’invito di continuare il servizio nel suo maniero.

Cresciuti orfani di genitori, I tre fratelli di Costa Lunga, trovando la
proposta di loro gradimento, accettarono l’offerta e seguirono Landò nel suo feudo valgobbino.

Diedero prova di grande abilità nel mestiere che più li aveva visti emergere.

Bernardo, come provetto maniscalco e fabbro ferraio.

Lazzaro, come sovrintendente ai magazzini e alle dispense.

Rocco provveditore alle stalle e alle scuderie.

I tre sbrigavano il loro lavoro con perizia e a regola d’arte, suscitando in tutti rispetto e ammirazione.

Sicché la fama dei fratelli si diffuse e si mantenne durevole nelle contigue valli e nella stessa città di Brescia.

Gli anni seguirono agli anni e, come natura comanda, i tre fratelli crescevano in età e in esperienza, totalmente dediti al mestiere.

Quando giudicarono maturo il termine del loro servizio, si presentarono al
vecchio Landò, per prendere congedo.

II maggiore dei tre, così parlò:

«Signore, è nostro intendimento lasciare la vostra casa ospitale per
rispettare il voto fatto all’indomani della conquista del sacro Sepolcro in
Gerusalemme.

Dedicarci alle opere di bene,

in favore del nostro prossimo bisognoso, se fossimo usciti indenni dal cruento scontro con gli infedeli.

Per dar corpo alla promessa, insieme ancora facemmo giuramento che non ci saremmo sposati, che non avremmo fatto famiglia, al fine di spendere energie e mezzi totalmente al servizio delle anime.

Eccoci, ora, a voi, per testimoniarvi la nostra buona volontà di prendere
congedo unicamente per questo fine».

«Se avete giurato, amici miei, – rispose commosso Landò da Mezzane – io voglio rispettare la vostra promessa. Che il cielo vi assista!».

«Giunge notizia, signore – riprese Bernardo – che nella città di
Brescia è scoppiata una pestilenza e che i malati abbisognano di cure e
di assistenza».

«Io – interloquì Lazzaro – con i fondi del mio gruzzolo accumulato in tanti anni di duro lavoro, intendo spendere del mio per allestire un luogo adatto all’accoglienza dei poveri infelici, in modo da fornir loro le necessarie premure».

«Quanto a me – riprese Bernardo – con i proventi del mio risparmio, ho progettato di erigere un capace ospizio per dare ricetto sia ai parenti che ai visitatori degli appestati, nonché ai pellegrini che si trovassero a passare da quelle parti diretti all’urbe eterna a sconto delle loro colpe».

«Io invece – intervenne Rocco – ho fatto idea di prestar aiuto con la preghiera e con il conforto della fede a tutti quelli che si dedicano
nel lazzaretto e nell’ospizio al servizio del prossimo.

Perciò spenderò quant’ho accumulato per erigere una cappella, aperta e pronta ad accogliere chi in cuor suo avverte l’invito di Dio padre e provvidenza».

Toccato nel profondo dai sentimenti di carità dei tre fratelli.

Landò espresse loro il suo compiacimento, lodò i buoni propositi, augurò
successo ai loro progetti e volle che accettassero, a mo’ di premio di fedeltà, una cospicua somma da utilizzare per le opere loro.

Lasciata la Val Gobbia, i tre fratelli si insediarono nelle terre comprese tra Mompiano e Ponte Alto, chiamate di Costa Lunga, a motivo che si allungavano ai pie’ dei Ronchi che sorgono ad oriente della città; e subito diedero mano alla realizzazione dei loro voti.

Lazzaro recintò una vasta pezza di terra in quel della Maiera, l’attrezzò a dovere, con l’aiuto dei competenti che aveva chiamato a sé per far prima, e la adibì a ricovero per i colpiti dal morbo, messi fuori dalle mura cittadine dai sovrintendenti di sanità pubblica.

Bernardo scelse il poggio sopra la sua indimenticata Val Barbisona per erigervi l’ospizio vagheggiato, dotato di spazio per il ricovero dei
viandanti e lo chiamò, in onore del santo patrono di cui portava il nome, Casa di San Bernardo.

Rocco fu felice di rispettare il voto costruendo una chiesetta all’imbocco della Costa Lunga, posta lì come chiave di volta a guardia delle strade che conducevano alla città e a Mompiano.

Le non cospicue sostanze non gli consentirono di spaziare nelle dimensioni volute dal suo cuore generoso, per cui, una volta terminato i lavori, vistala piccioletta così come la possiamo pur vedere anche noi oggidì, pensò bene di dedicarla ad un patrono che fosse… ridotto anche nel nome.

Fu così che la chiamò San Rocchino.

La volle senza porta, aperta notte e giorno per servire da richiamo alla preghiera e alla meditazione.

La leggenda dice che i tre fratelli vissero a lungo, sino a perdere il conto degli anni.

Fino alla tarda età non cessarono mai di prodigarsi senza risparmio nelle opere che essi stessi avevano creato e rese prospere.

Alla fine della loro corsa terrena ricevettero il premio eterno che
in vita avevano ampiamente meritato.

Si addormentarono tutti e tre nello stesso momento, scelto per loro dal Signore: Lazzaro dentro le muraglie del suo lazzaretto, Bernardo in una cella del suo ospizio.

Rocco mentre era seduto in raccoglimento nella chiesetta votiva da lui eretta.

E ancora la leggenda a tramandarlo: nell’atto supremo, rendendo l’anima a Dio, mormorarono – tutti e tre nello stesso istante – le medesime parole: «Dove c’è carità e amore, lì c’è il Signore».

“I tre fratelli di Costa Lunga.”

Tratto da ” Trenta Leggende Bresciane ” di Lino Monchieri

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