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Miniere della Valtrompia, storia e curiosità.

Miniere della Valtrompia

Le miniere della Valtrompia hanno una storia antichissima, infatti, la Valtrompia è conosciuta da sempre per la sua ricchezza di minerali.

In particolare di ferro, la cui abbondanza favorì lo sviluppo di quell’industria che a lungo è stata il motore dell’economia bresciana.

I giacimenti erano noti fin dall’antichità e l’attività estrattiva permise la
nascita della lavorazione metallurgica già in epoca romana.

Per tali ragioni e per l’importante produzione di armi della valle,
durante il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia la Valtrompia godeva di una speciale autonomia e di alcune esenzioni fiscali, ben definite da appositi statuti.

Numerose miniere erano comunque presenti anche nelle altre valli bresciane.

In Valle Camonica soprattutto, a Pisogne, Capodiponte, Cevo, Sellero, Malonno, e in particolare nel comprensorio di Paisco-Loveno, dove furono attive aree estrattive nella zona del Monte Largone, più a nord, e dei monti Cuel e Garzeto, più a sud.

Storia delle Miniere della Valtrompia.

Tra il ‘400 e il ‘700 pare che fossero più di 40 le miniere in produzione in alta valle, a Bovegno, Collio e Pezzaze: da tali giacimenti non si estraeva solo il ferro ma anche altri minerali quali il piombo, lo zinco, l’argento e più recentemente la fluorite.

Per secoli l’attività estrattiva venne effettuata principalmente nel periodo invernale, sia perché in tale stagione i valligiani erano più liberi dalle incombenze agricole, sia perché il freddo permetteva un minor afflusso di acqua all’interno delle miniere rendendo più sicuro lo scavo.

Era comunque una vita dura e rischiosa.

Tanta era la ricchezza dei giacimenti che il minerale ferroso estratto nell’alta valle alimentava anche i forni e le fucine della vicina Val Sabbia.

Tale circostanza è ben documentata anche nel “Catastico bresciano” redatto da Giovanni da Lezze nel 1609.

In esso si legge appunto che le miniere di ferro “abbondano non solo in tutta essa valle, ma servono anche quella di Valle Sabbia che ne è priva”.

Nel 1807 è il “Quadro statistico del dipartimento del Mella” di Antonio Sabatti a descrivere l’attività mineraria della Valle Trompia.

In esso si legge che il minerale

“si estrae da queste miniere con l’uso dello scalpello, della leva e della polvere da schioppo” e che viene fuso “in dieci forni fusori.  Sei nella Valtrompia e quattro nella Valle Sabbia”,

questi ultimi a Vestone, Bagolino, Ono e Livemmo.

Il trasporto.

Il trasporto. veniva effettuato dall’una all’altra valle col mezzo dei muli per una montagna detta Colle di Croce per essere portata nei forni di Ono e I,ivemmo.

Mentre più a nord si transitava dalla “montagna di Zovo”, l’attuale zona del Maniva, da cui il materiale estratto scendeva verso Bagolino “in sacchetti combinati sopra certe piccole slitte, o traine”.

Più difficoltoso appariva il tragitto in direzione di Vestone, essendo descritta come “quasi impraticabile la strada da Brozzo fino a Nozza”.

Anche il nome di Forno d’Ono, una delle località raggiunte nel
percorso di trasferimento del minerale, deriva proprio dalla presenza di un antico forno fusorio che sarebbe stato operante già nel 1329.

In tale località la lavorazione del ferro fu introdotta dalla famiglia degli Alberghini, che venne addirittura soprannominata “de Somellis” proprio per l’alto numero di animali da soma di cui erano in possesso, che valicavano carichi di materiale il passo Pezzeda.

L’attività estrattiva delle Miniere della Valtrompia.

L’attività estrattiva era frazionata in numerose piccole miniere e continuò ad essere effettuata artigianalmente, con picconi e zappe, fino alla prima metà del XIX secolo.

Poi cambiò quando le varie concessioni vennero progressivamente rilevate da grandi società, quali le acciaierie di Terni, la Glisenti, la Carlo Tassara, la Fratelli Marzoli, la Ferromin.

Tali società crearono vere e proprie industrie estrattive, organizzate in lunghe gallerie sotterranee che si sviluppavano su più livelli fra loro collegati.

L’attività mineraria proseguì fino agli anni ’80 del secolo scorso, allorquando la crescente concorrenza internazionale rese meno conveniente l’estrazione del ferro e portò alla chiusura degli impianti.

L’ultima a chiudere i battenti fu la miniera Torgola nel giugno 1999, unico sito della Valtrompia di estrazione della fluorite.

Sentieri delle Miniere della Valtrompia.

Miniere della Valtrompia.

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