Giacinto Tredici, “IN FIDE ET LENITATE”

Giacinto Tredici – “Con fede e con dolcezza”

Giacinto Tredici

Giacinto Tredici (1880-1964), filosofo e sacerdote, divenne vescovo di Brescia nel 1934 e lo rimase fino alla morte.

Fu da tutti considerato l’uomo della provvidenza, il pastore buono e caritatevole, il prete mite e pensoso, però mai disposto a rinunciare a lottare per il bene della sua gente.

Persona silenziosa, dolce e timida amava stare con i giovani della sua cattedrale a cui dispensava carezze e sorrisi.

Il vescovo di Brescia dovette anche affrontare questioni delicate e difficili.

Il consiglio comunale di Brescia, il 18 maggio 1964, deliberò all’unanimità di conferire a Giacinto Tredici la cittadinanza onoraria.

Nel testo della delibera, con riferimento al periodo della guerra, troviamo scritto:
“In quel tempo l’arcivescovo Giacinto Tredici fu l’equilibrato difensore del popolo a lui affidato, il prudente attentissimo difensore degli inermi, dei poveri, dei deboli contro la vendetta straniera, il portatore di una parola ispirata solo alla bontà, alla comprensione, al sentimento di fraterna collaborazione.

In suo onore, la nuova chiesa parrocchiale del quartiere Lamarmora, costruita nel 1951-52, fu intitolata a san Giacinto.

Fu l’ultimo vescovo di Brescia a portare il titolo di duca di Valle Camonica (il primo fu Berardo Maggi).

Nel ’29 fu l’unico vescovo italiano a non partecipare alle elezioni indette dal regime.

Mons. Tredici fu anche l’unico vescovo italiano, e uno dei ventidue al mondo, a esprimere parere contrario alla proclamazione del dogma dell’assunzione della Madonna da parte di Pio XII nel 1950.

Altra scelta difficile fu quella relativa ai funerali di Gabriele d’Annunzio, le cui opere erano state messe all’Indice.

Il Tredici investì del problema, anzitempo, il segretario di Stato Eugenio Pacelli e, a decesso, avvenuto, anche monsignor Montini. La soluzione individuata, di un funerale religioso ma senza messa, viene superata dai fatti, con le esequie celebrate da mons.

Fava parroco a Gardone. Sulla vicenda persino il Sant’Uffizio chiese spiegazioni a Tredici.

Tredici è stato l’unico vescovo della zona a lasciare campo libero alla predicazione di don Primo Mazzolari.

Dalle carte emerge la linea ferma e negativa del vescovo circa le presunte apparizioni mariane a Cossirano di Trenzano, il caso di una veggente di Bienno e sulle visioni di Pierina Gilli di Montichiari, che egli interrogò personalmente.

Il vescovo Tredici diceva: “le cose vere vere sono poche poche”.
“Io sono il vescovo di tutti, dei comunisti come di quelli dell’AC, del sacerdote che fa il suo dovere e di quello che non lo fa.

Per me nessuno finisce mai ai margini della diocesi”.

Fabio Maffei
Brescia e dintorni: storia curiosità poesia

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